Immacolata Concezione della Beata M Vergine 8.12.2011

Gn 3,9-15.20; Sal 97,1-4; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38. 

… Il Signore Dio lo chiamò…

Da Adamo ed Eva sentirsi chiamati da Dio per il normale resoconto dopo il misfatto compiuto certamente non è piacevole. Nel racconto della Genesi appare evidente il dramma dell’incoscienza, dell’ingenuità e della superficialità di cui devono rendere conto. Ma penso che non vi sia nulla di cui doverci meravigliare perché quando sbagliamo siamo tutti così. Spavaldi da un lato e stupidi dall’altro, o perché non sappiamo valutare ciò che abbiamo e ciò che perdiamo o perché non sappiamo a cosa andiamo incontro.. La terribile domanda: “Cosa hai fatto?”, racchiude tutta la tragedia dell’uomo che nella sua ignoranza a volte si sente più degli altri, pensando di essere onnipotente. Mi sembra la tragedia dell’uomo attuale che ha voluto a tutti costi significare il delirio di onnipotenza e ora si trova nella crisi più profonda, da cui deve uscire se non vuole arrivare alla morte. Il Vangelo ci presenta una soluzione che certamente fa ridere il mondo moderno con le sue banche, con i suoi santuari, con le sue prepotenze. Esso ci presenta l’umiltà di una donna consapevole di avere scelto Dio, di non potere derogare da questa scelta se non ha dati certi e la sua docilità nell’accettare la volontà di Dio per il bene dell’umanità. Dio infatti le chiede di diventare madre e di sacrificare suo figlio per il bene di tutti gli uomini esistenti in questo mondo. Essa ha trovato grazia presso Dio, Dio la chiama e lei dà il suo umile sì. Che sconvolge totalmente la sua esistenza. Dio l’ha preparata perché l’ha voluta priva di quella colpa originaria che ha rovinato l’esistenza di tutto il creato. Non serve giocare a scaricabarile: è stato Eva, è stato il serpente. Oggi forse più che mai è deleterio non assumersi le proprie responsabilità di fronte a se stessi,  di fronte alla società e di fronte a Dio. Se sempre comunque tutti ci rendessimo conto di essere nelle mani di Dio e di essere suoi strumenti, forse l’umiltà ci salverebbe e saremmo veramente più fratelli e amici(Don Leone Calambrogio).