II di Avvento / B 4.12.2011
Is 40,1-5.9-11; Sal 84,9-14; 2 Pt 3,8-14; Mc 1,1-8.
… Parlate al cuore …
Bisogna parlare al cuore di Gerusalemme e gridare che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati: Non ha quindi motivo di stare affranto e preoccupato. Ciò che invece deve fare è di ascoltare la voce del Signore che avverte di preparare la sua via nel deserto esistente e “di spianare nella steppa la strada per il nostro Dio”. Solo in questo modo tutti gli uomini possono vedere la gloria del Signore, cioè sentire di essere tutti figli dello stesso Padre, di camminare insieme verso Dio e chi sale sul monte alto annunci a Sion le liete notizie. Costui con forza deve annunciarle perché il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio, ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. E’ come un pastore che pascola il suo gregge e con il suo braccio lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri. Di fronte a questa volontà di amore da parte del pastore, Pietro esalta la magnanimità di Dio perché Egli non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Di fronte a questa volontà si chiede Pietro quale deve essere la vita dei cristiani e, aggiungo, degli uomini tutti nella santità della condotta e nelle preghiere? Soprattutto se si pensa che tutto il creato si dissolverà e tutto conseguentemente svanirà. Pietro conclude dicendo: “Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”. Il vangelo ci propone l’austerità di Giovanni Battista e Gesù, che più forte di lui, a cui non è degno di chinarsi per slegare i lacci dei suoi sandali, ci avrebbe battezzato nello Spirito Santo. Discende da qui tutto l’impegno di noi cristiani di oggi di vivere in austerità e nello Spirito di Dio, dando quella testimonianza di cui il mondo di oggi ha bisogno(Don Leone Calambrogio).
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