III Dom Avvento 11.12.2011

Is 61,1-2.10-11; Lc1,46-54; I Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28.

… a proclamare la libertà degli schiavi …

Dio manda il suo messaggero con delle garanzie: la consacrazione a Lui, l’unzione e il suo spirito. Sono garanzie che rendono abile l’inviato a presentarsi di fronte a tutti: ai miseri, ai cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione  dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Risulta evidente che egli non agirà in nome proprio, non metterà in evidenza la sua persona, non strumentalizzerà il suo mandato per sé. Se si confronta questo mandato con l’agire attuale di tutti coloro che hanno una missione, il comportamento di costoro risulta totalmente il contrario. Narcisismo, strumentalizzazione, appropriazione indebita, riduzione di ogni attività a proprio vantaggio, assoluta dimenticanza delle persone per cui è fatto il mandato sembrano essere le caratteristiche dell’agire quotidiano di tutti o della maggior parte. Osservare la legge, la legalità sono un optional. Questo comportamento non è tenuto però da chi non è cristiano, ma anche da chi si professa tale. La mentalità è così diffusa che nessuno si accorge della profonda anomalia. Se invece si agisse nel nome del Signore, l’effetto sarebbe la presenza di persone che gioiscono nel Signore, la comune gioia con Dio, che riveste di salvezza chiunque vive di Lui, il vestirsi a festa come avviene per lo sposo che si presenta alla sua sposa, e che a sua volta si adorna di gioielli. E tutto questo è fonte di vita perché diventa come la terra che produce i suoi germogli o come un giardino che fa germogliare i suoi semi: ciò è simbolo di Dio che farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti. Vivendo con Dio è spontaneo l’imperativo affettuoso di Paolo: siate lieti, pregate ininterrottamente, non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Tutto ciò lo si trova nella testimonianza di Giovanni Battista il quale non fa millantato credito, non si presenta a posto di Gesù, non afferma di essere il Cristo, ma lo annuncia come superiore a se stesso, al quale non è degno di sciogliere il laccio dei sandali. Mi sembra che sia questo l’esempio di una vita opposta a quella del mondo(Don Leone Calambrogio).