Sicuramente Gesù voleva insegnare, allora, ed anche oggi a noi, che il prossimo è colui verso il quale compiamo dei gesti di amicizia, di soccorso, di aiuto. Avere compassione ossia patire insieme. Fare proprie le necessità altrui. E’ bello notare che, Gesù, nello scegliere i protagonisti della storia, per meglio mettere in evidenza la necessità di soccorrere, indica tre persone non a caso. Un sacerdote è logico che si sarebbe dovuto fermare, come pure il levita essendo uno che abitava il Tempio. Invece si fermò solo un samaritano che era nemico dei giudei e che avrebbe potuto lasciarlo lì contento della sua disgrazia. Ma non fu così. I primi due non si fermarono ma si fermò proprio e solo il terzo, il nemico. L’insegnamento è che si deve amare il prossimo anche se non lo merita. Anche noi potremmo trovarci nella stessa condizione e ci farebbe piacere essere aiutati. Allora anche noi dobbiamo fare lo stesso. Proprio come Gesù insegna al dottore della legge. Se si semina questo nocciolo potrà nascere una bella pianta: quella dell’amore per il prossimo(Don Benito Giorgetta).


 
   
 
   
 
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