La parabola racconta di un seminatore che uscì a seminare. Il frumento che seminava, come è evidente, non tutto cadde nella terra buona, ma parte sulla strada, parte in mezzo ai sassi e altra in mezzo alle spine. Il seme caduto in strada fu mangiato dagli uccelli, quello in mezzo ai sassi germogliò ma, essendoci poca terra, subito, col primo sole si seccò, quello che finì tra le spine, purtroppo, fu soffocato. Solo il seme caduto in terra buona, a suo tempo, diede frutto. Stimolato dagli apostoli ad avere una spiegazione, Gesù stesso fa conoscere il segreto contenuto nella parabola. Il seme è la Parola di Dio. La strada, i sassi, le spine siamo noi e soprattutto è il nostro modo di accogliere il dono della Parola. Quando la accogliamo ma poi subito la abbandoniamo siamo simili al seme caduto in strada. Quando, accettandola con entusiasmo, non riusciamo ad esserle fedeli, con costanza e continuità siamo come i sassi. Quando in noi il seme germoglia, ma, pieni di preoccupazioni, soffochiamo la piantina che nasce, siamo come le spine. Quando siamo terreno buono, solo allora ascoltiamo la Parola, l’accogliamo e portiamo frutti abbondanti: il trenta, il sessanta, il cento per uno. Vale a dire secondo la percentuale di disponibilità che le offriamo(Don Benito Giorgetta).