Gesù racconta questa parabola rivolta alla classe dirigente di Gerusalemme, alla fine della quale l'evangelista Matteo - esattamente come fanno anche Marco e Luca - sottolinea che i sommi sacerdoti e gli scribi capirono bene che questa parabola era stata detta proprio per loro.L'evangelista Matteo, a differenza di Marco e di Luca, premette alla parabola dei vignaioli un'altra parabola, quella dei due figli, dove l'umanità è presentata attraverso le figure simboliche di figli che ricevono dal loro padre una disposizione, ma reagiscono in due modi diversi: uno ubbidisce soltanto con le parole ed è, nell'immediato contesto, una cifra che allude alla classe dirigente di Israele; il secondo, invece, ubbidisce nascostamente, senza professare la propria ubbidienza e senza preoccuparsi di dare a suo padre, né ad altri, un'immagine di sé di figlio modello. Dietro di lui si intravedono tutti coloro che, sebbene disprezzati dalle classi ragguardevoli degli scribi e dei farisei, come i samaritani o i pubblicani, non sembrano, agli occhi degli uomini, essere vicini a Dio, mentre nella sostanza delle cose e nell'esperienza stessa di Gesù, risultano spesso migliori di quanto non lo siano gli "specialisti" del sacro. Si svelano infatti più capaci di onestà e di pentimento, più attenti alla Parola del Regno, più fedeli al Messia, nella sua vita e nella sua morte(www.cristomaestro.it).

 
 
   
 

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